Coronavirus e nuovi mondi

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Se preferisci leggere, qui il testo:

Benvenuti cari amici a questa 34esima puntata sul Coronavirus.

C’è stata una richiesta di continuare ma onestamente ci vuole tempo e anche un po’ cervello per andare avanti. Io faccio volentieri però questo tentativo anche perché stamattina, subito dopo la santa meditazione, mi veniva da pensare su questo mantra che ormai gira: cosa erediteremo da questo coronavirus? cosa ci lascerà?

Credo che sia una domanda legittima ma alla fine inutile perché: cosa ci lascerà? un brutto ricordo per chi l’ha vissuto come brutto ricordo, un incubo per chi addirittura ha avuto sofferenza, malattia e anche morte. Quindi non ci lascia nulla.

Semmai la domanda è cosa fare di noi dopo il coronavirus? soprattutto noi che siamo stati graziati da questa pandemia. Allora ecco che probabilmente vale la pena pensare ai mondi, ai mondi nuovi che possiamo congetturare ed eventualmente costruire.

Siamo stati nelle nostre case, siamo stati attenti alle pulizie, alla manutenzione ordinaria; qui nella nostra modesta esperienza di Firenze abbiamo contenuto l’impeto di 13 giovani ragazzi che potete immaginare, stare chiusi, anche se in un ambiente gradevole come il nostro, ha costituito per loro e per noi un motivo di grande tensione e sofferenza. Però ce l’abbiamo fatta. Poi c’è stato anche l’altro elemento di avere 13 dipendenti che ogni giorno venivano al lavoro partendo dalle loro case per cui non è che stavano in isolamento: sono venuti ogni giorno con tutti i rischi che la cosa comportava e grazie a Dio l’abbiamo superata. Non siamo stati bravi, siamo stati fortunati.

Torniamo al tema principale: la manutenzione, le manutenzioni le abbiamo fatte ma credo che sia importante per o una nostra famiglia o una nostra comunità pensare sempre a quella che invece deve essere la ristrutturazione del nostro habitat, del nostro vivere e anche, perché no, di un progetto nuovo che va fatto per ognuno come persona o per ognuno inserito in una famiglia o in una comunità. Perché la sola manutenzione ci fa vivere bene ma non crea sviluppo, perché a lucidare troppo una casa sì, si sta bene in una casa lucida ma la casa né si ingrandisce né forse trova ossigeno da questo nostro stare attenti al granello di polvere. E allora ristrutturare cosa vuol dire? intanto destrutturare, nel senso che fare un ripensamento, quello che stiamo facendo è giusto? vogliamo creare una condizione nuova dopo che siamo ora nel prosieguo di questo scampato pericolo.

Cioè davanti a noi ci dobbiamo porre la domanda che cosa fare di noi da domani che saremo di nuovo tutti liberi di poter agire.

Ogni ristrutturazione passa da una destrutturazione, nel senso che dobbiamo anche a volte abbattere per ricostruire e ristrutturare. Tutto questo al momento può sembrare un semplice dire, nella realtà c’è da mettersi all’opera perché se restiamo nello status quo noi non andiamo da nessuna parte. I nostri giovani, i nostri ragazzi hanno un bisogno continuo di rigenerazione che può passare solo attraverso ciò che noi offriamo loro a livello di input, al livello di sfogo, a livello anche di proiezione nel futuro, tenendo conto che tra l’altro ogni ristrutturazione implica anche dei pericoli, nel senso che non è solo pulire una casa, se la vuoi ristrutturare c’è da mettere mano a dei fondi, c’è da mettere mano a un progetto però alla fine ne vale la pena.

Ieri sera mentre passeggiavo sotto lo stadio Artemio Franchi qui a Firenze, che è stato progettato dal grande architetto Nervi, pensavo per esempio alle critiche da cui è stato subissato Nervi subito dopo l’inaugurazione dell’aula Paolo VI che abbiamo in Vaticano lì dove alcune gli dissero ma cos’è quest’opera moderna decontestualizzata a fianco di tutte le opere cinquecentesche e seicentesche che stanno proprio lì anche in Vaticano, compreso la Basilica di San Pietro? Possono essere anche per certi versi delle critiche giuste però oggi entrare in quell’aula, che una volta chiamavamo aula Nervi, oggi è aula Paolo VI, quando arriva il Papa e tu sei lì seduto in quell’aula che dà posto a circa 12 mila persone, senti il respiro della Chiesa, dell’universalità, vedere avanzare questa figura con questo manto rosso in mezzo al popolo, lì dove l’aula sembra che a un certo punto vada a creare un avvallamento, dove il Papa quasi scompare in questo oceano di folla, poi risale per andarsi a mettere sul suo trono con alle spalle la grande Resurrezione di Pericle Fazzini, ti crea una situazione interiore che è di semplice gusto estetico e anche statico. Tutto questo per dire che anche le cose più criticati a lungo andare poi c’è chi li apprezza: io per esempio nell’aula Nervi da giovane seminarista io sentivo questo profumo della cattolicità e dell’universalità, lo sentivo quasi un po’ in più rispetto anche allo stare lì nella Via della Conciliazione ad ammirare la facciata di San Pietro. Però come detto ogni progetto e ogni progettazione rischia la critica.

Poi c’è l’altro fatto, ci sono quelli che il progetto lo vogliono super perfetto, i perfezionisti: mi viene in mente certe volte che alcuni se non hanno sulla carta, su 27 fogli A4 quello che devono fare non muovono un dito perché ci vuole il progetto, e allora mi viene da pensare a quelle scene tra Magda e Furio nel film di Carlo Verdone, certamente l’avete visto, dove quella povera donna a fianco di questo semiprofessionista che si chiama Furio a un certo punto non ce la fa più, lo abbandona in un autogrill e sparisce con l’ultimo arrivato, quasi a voler sottolineare che abbiamo bisogno di agire, abbiamo bisogno di stare nelle cose e stare anche con quel l’impeto con quella forza primigenia che ci viene nel cuore e che ci consente anche di agire di costruire senza attendere che dall’alto ci sia un comando universale o un’ispirazione di chissà quale derivazione per poter costruire delle cose che hanno senso. Io tutto quello che vado dicendo in questi video è come se le dicessi ad uno specchio, quindi le dico prima a me stesso e poi a chiunque voglia seguire. In questo caso mi rivolgo soprattutto a chi è un genitore, a chi ha bisogno di amministrare una comunità, a chi ha bisogno di alimentare la motivazione in un gruppo, penso ai nostri tanti piccoli gruppi che grazie a Dio abbiamo suscitato, che sono tutti all`insegna del paradosso dei vinti, cioè a dire noi siamo dei vinti, noi non raccogliamo migliaia di persone, però quelli che con noi ci sono e vogliono stare si devono sentire ogni giorno sollecitati ad una costruzione, ad una ristrutturazione, a una riprogettazione della nostra vita. La croce del coronavirus è over, è passata, la ristrutturazione quasi ci invita ad un vivere un “già”, e anche se è “non ancora” all`insegna della gloria di Dio.

Siamo uomini della luce, costruiamo nel nome di Dio.

Coraggio, andiamo avanti.

 

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